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22.09.2026

Quantum Readiness: da dove iniziare?

AUSED e Italtel indicano il percorso dalla consapevolezza alla strategia

Si è svolto il 16 settembre, in modalità online, il webinar “Quantum Readiness: da dove iniziare?”, organizzato da AUSED in collaborazione con Italtel per approfondire come CIO, CISO e organizzazioni possano prepararsi alla progressiva evoluzione delle minacce legate al quantum computing.

Un appuntamento dedicato a un tema che, pur riguardando tecnologie e scenari non ancora pienamente disponibili, impone già oggi una riflessione strategica. Una settantina gli iscritti all’iniziativa, con una partecipazione rimasta costante per tutta la durata del webinar, segnale dell’interesse per una materia che sta entrando progressivamente nell’agenda della sicurezza aziendale.

A introdurre e moderare l’incontro è stato Stefano Lombardi di AUSED, che ha presentato l’iniziativa come parte delle attività di trasferimento di competenze che l’associazione sviluppa insieme ai propri partner. Il webinar è stato organizzato in due momenti: una prima parte dedicata alla comprensione dello scenario e del problema, e una seconda focalizzata sulle possibili risposte tecnologiche e organizzative. Ai partecipanti sono stati messi a disposizione anche i materiali di approfondimento e il contatto con i relatori.

Il quantum accelera l’evoluzione della crittografia

La prima parte dell’incontro è stata affidata a Pietro Urbano Mimmo, Head of Strategic Marketing & Innovationa di Italtel, che ha costruito una panoramica dello scenario partendo dalle basi: terminologia, stato dell’arte del quantum computing e progressione delle capacità di calcolo.

Il punto di partenza è che non esiste oggi un computer quantistico crittograficamente rilevante disponibile “off-the-shelf”, ma questo non significa che la questione possa essere rimandata. Le roadmap tecnologiche mostrano infatti una progressiva accelerazione e, parallelamente, si riduce il tempo disponibile per preparare sistemi e organizzazioni. Come evidenziato nel corso del webinar, la Quantum Readiness non guarda quindi a un orizzonte remoto, ma alla capacità di prepararsi per tempo a un cambiamento la cui data esatta non è oggi prevedibile.

La crescita delle capacità computazionali apre opportunità importanti, ad esempio nella medicina e nella meccanica, ma può essere utilizzata anche per finalità malevole. Questo mette in discussione un paradigma di sicurezza basato sulla robustezza statica degli algoritmi: le architetture dovranno invece essere progettate per evolvere e adattarsi nel tempo alle nuove minacce, agli standard e alle tecnologie.

Il tema riguarda in particolare la crittografia asimmetrica utilizzata per lo scambio delle chiavi, mentre la crittografia simmetrica impiegata per la protezione dei messaggi presenta caratteristiche differenti. La compromissione delle chiavi può aprire la strada anche a scenari di sostituzione dell’identità e di intercettazione delle comunicazioni.

Il rischio è già oggi: Harvest Now, Decrypt Later

Una delle questioni affrontate anche attraverso le domande dei partecipanti è stata quella del “Harvest Now, Decrypt Later”: dati cifrati oggi possono essere raccolti e conservati in attesa che, in futuro, siano disponibili capacità computazionali sufficienti a decifrarli. Il white paper preparatorio al webinar sottolinea proprio come la durata della riservatezza dei dati sia una delle variabili da considerare insieme al tempo necessario per adeguare sistemi e infrastrutture.

Non tutti i dati presentano però lo stesso livello di esposizione. Nel corso del confronto è stata proposta una lettura per settori: governi e difesa, infrastrutture critiche come telco e utilities, imprese regolate nei settori finanziario e sanitario, enterprise e infine consumatori e Internet pubblico. La priorità dipende dalla criticità delle informazioni e dalla loro durata nel tempo. Più a lungo un dato deve rimanere riservato, maggiore è l’urgenza di considerare il rischio.

Le domande arrivate dal pubblico hanno contribuito a spostare il confronto dalla tecnologia alla gestione concreta del rischio: dalla quantità di dati potenzialmente esposti al problema della diversa priorità tra settori, fino alla necessità di capire come la transizione possa riguardare anche soggetti non direttamente coinvolti nei progetti quantistici.

Dall’assessment alla crypto-agility

Il messaggio emerso è che la Quantum Readiness non coincide con un singolo progetto da completare una volta per tutte. È piuttosto una capacità permanente di evolvere.

Fabrizio Bianchi, Quantum Security Export di Italtel, con il suo intervento più tecnico sui temi della cybersecurity innovativa, ha portato il confronto sul percorso operativo per CIO e CISO: censire gli asset crittografici, comprenderne dipendenze e vulnerabilità, individuare dove risiedono i dati e costruire una mappa del rischio per stabilire priorità e roadmap.

Il passaggio successivo riguarda le tecnologie: Post-Quantum Cryptography (PQC), Quantum Key Distribution (QKD) e SKE/DSKE possono rispondere a esigenze differenti ed essere adottate singolarmente o integrate. Il punto, come sottolineato durante il webinar, è evitare una logica di sostituzione “a strappo” e costruire invece architetture modulari.

Qui entra in gioco la crypto-agility, intesa come capacità di aggiornare, sostituire o introdurre componenti crittografici mantenendo sotto controllo l’impatto su applicazioni e servizi. Il white paper, che trovate disponibile sul sito web Italtel, identifica proprio architetture crypto-agile, governance centralizzata e coinvolgimento della supply chain come tre piani fondamentali della roadmap verso la Quantum Readiness.

Architettura, governance ed ecosistema

Il percorso delineato da Italtel parte, dunque, dall’assessment e arriva all’adozione progressiva, integrandosi con i normali cicli di evoluzione tecnologica dell’organizzazione. L’obiettivo è preservare continuità operativa, interoperabilità e investimenti, preparando al tempo stesso infrastrutture e applicazioni a ulteriori evoluzioni.

In chiusura, Bianchi ha richiamato l’esperienza di Italtel nei progetti di sicurezza, integrazione e sperimentazione in ambiti come telco, automotive, Beyond 5G, finanza e infrastrutture mission critical, evidenziando un approccio basato non su una singola tecnologia ma sull’integrazione di differenti soluzioni e servizi.

La conclusione ha riportato il discorso al concetto centrale dell’incontro: non esiste un singolo “giorno del quantum” paragonabile a un evento puntuale come il Millennium Bug. La preparazione deve accompagnare nel tempo l’evoluzione delle tecnologie, degli standard e delle minacce.

A chiudere il webinar è stato Stefano Lombardi, che ha raccolto anche i commenti positivi arrivati in chat. La partecipazione è rimasta stabile dall’inizio alla fine, con oltre 40 persone presenti durante la sessione: un confronto partecipato che conferma come la domanda non sia più soltanto quando arriverà il cambiamento, ma come costruire oggi la capacità di governarlo.

Inizia oggi il percorso verso la Quantum Readiness.

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