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Tecnologia, competenze e processi: i tre pilastri del SOC che protegge l’azienda 24/7
Benefici concreti per le imprese: prevenzione, contenimento degli attacchi e gestione efficace degli incidenti cyber
Affidarsi a un Security Operation Center (SOC) significa avere esperti sempre al lavoro per proteggere l’azienda: prevenzione, contenimento e gestione degli incidenti con rapidità e competenza. Un SOC è infatti il centro operativo della sicurezza informatica, che monitora costantemente la rete aziendale, rileva le minacce in tempo reale e coordina interventi mirati per minimizzare rischi e impatti.
Per colmare carenze di competenze interne e garantire monitoraggio continuo, le aziende sempre più scelgono i servizi gestiti forniti da SOC esterni, come quello di Italtel.Per operare in modo efficace, un SOC deve fondarsi su tre pilastri essenziali: tecnologia, competenze specialistiche e processi organizzati. La qualità e il corretto equilibrio di questi elementi determinano la capacità dell’organizzazione di reagire rapidamente e ridurre l’impatto degli attacchi.
Tecnologia: rilevare, correlare e reagire con tempestività
La tecnologia è il primo elemento abilitante. Strumenti come SIEM (Security Information Event Management), XDR (Extended Detection and Response) e sistemi di Email Protection consentono di raccogliere e correlare quantità enormi di eventi per individuare quelli realmente sospetti.
Un ruolo cruciale è svolto dalle architetture SOAR (Security Orchestration, Automation and Response), che permettono di automatizzare le azioni ripetitive e reagire in pochi secondi.
La rapidità è un fattore critico: anticipare le mosse dell’attaccante può evitare un’infezione su larga scala.
Anche l’intelligenza artificiale offre supporto, ma sempre sotto la supervisione dell’analista umano, che rimane indispensabile per interpretare il contesto e prendere decisioni ponderate.
Competenze: analizzare milioni di eventi e decidere con precisione
Il secondo pilastro è rappresentato dalle persone, il vero valore di un SOC. Gli analisti devono interpretare correttamente le segnalazioni provenienti dagli strumenti di monitoraggio, che in una tipica azienda generano milioni di eventi al giorno, la maggior parte dei quali innocui.
La competenza dell’operatore non sta nel gestire manualmente gli eventi, ma nel definire, affinare e interpretare i meccanismi di correlazione che isolano gli alert significativi e riducono i falsi positivi: due tentativi errati di accesso possono essere un errore dell’utente, mentre il ripetersi di tentativi falliti in pochi minuti indica un attacco brute force e richiede intervento immediato. In questo contesto, il primo livello di filtraggio è affidato agli strumenti, mentre l’analista interviene nella valutazione degli alert più rilevanti e nel Threat Hunting per individuare minacce non ancora segnalate automaticamente.
Le competenze diventano ancora più decisive quando l’attacco è già riuscito. In questo caso il SOC deve applicare rapidamente misure di contenimento mirate, evitando interventi drastici che potrebbero bloccare inutilmente l’operatività aziendale.
Attraverso le attività di Incident Response e Digital Forensics è possibile valutare rapidamente la gravità di un incidente, guidare le azioni correttive immediate e stabilire se notificare l’evento all’ACN, come richiesto dalla direttiva NIS2, distinguendo impatti trascurabili da violazioni reali di riservatezza o disponibilità dei dati.
In sintesi, anche con strumenti avanzati, sono le competenze degli analisti SOC a fare la differenza nel proteggere l’azienda.
Processi: standardizzare la risposta e garantire continuità
Il terzo pilastro è costituito dai processi organizzativi. Un SOC funziona come un pronto soccorso: non può affidarsi all’improvvisazione. Sono necessari runbook e playbook, ovvero procedure standardizzate che definiscono passo per passo cosa fare davanti a ogni scenario di attacco.
A queste procedure si affiancano:
- matrici di escalation tecnica e manageriale,
- procedure di comunicazione verso clienti e stakeholder,
- reperibilità organizzata degli specialisti coinvolti,
- criteri uniformi di classificazione degli incidenti.
Tuttavia, anche in scenari non previsti, gli analisti devono saper reagire usando competenze, esperienza e capacità di giudizio. L’obiettivo è sostituire interventi impulsivi come “spegnere tutto” con azioni controllate, coordinate e mirate, che proteggono la continuità operativa senza bloccare l’attività aziendale.
Il ruolo del SOC nella difesa aziendale
Un SOC efficace nasce dall’integrazione equilibrata di strumenti avanzati, competenze specialistiche e processi strutturati. Solo questa combinazione permette alle aziende di garantire una difesa continua, reattiva e conforme agli standard di sicurezza più evoluti. E l’adozione di servizi gestiti può accelerare la messa in sicurezza reti e impianti aziendali.

